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Parte 1 - Capitolo 1 - Punto 1.2 |
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Identità
in gioco
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| 2. L'identità
plurale L'identità di ogni persona è variabile, plurale, multidimensionale, non riducibile alla sola identità etnica, religiosa o nazionale; essa è quindi dinamica, in continua evoluzione: cambia a seconda dei contesti in cui ci si trova a vivere. "Il processo personale di identificazione non è che uno sforzo incessante per preservare il proprio essere, un'attività mirante alla stabilizzazione e alla continuità, che cumula le esperienze di socializzazione delle diverse età della vita e le ricompone nel presente" (2). Essa si costruisce attraverso una molteplicità di legami con identità collettive quali la classe sociale, il sesso, la confessione religiosa, la cultura, la classe d'età e via dicendo. Si parla di identità non più come di una struttura rigida, fissata per sempre, ma come un processo in divenire, mai completamente compiuto e soggetto a mutazioni. |
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| 3. L'identità
come decisione L'identità smette di essere riferita all'essenza di un oggetto per essere vista dipendere dalle decisioni che l'individuo prende, di fronte alle possibilità che la realtà gli offre di volta in volta. Ognuno, nel processo identitario, è quindi responsabile delle proprie scelte, così come lo è una comunità nella costruzione del suo essere collettivo. Secondo questa visione, l'identità si costruisce su basi che non sono inamovibili, ma al contrario su qualcosa di indeterminato e variabile, come del resto è la natura umana. |
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| 4. Identità
in relazione Oltre ad essere dinamica e passibile di continue modifiche e aggiustamenti, l'identità si costruisce sempre in un contesto relazionale. Ogni persona si identifica in una rete di appartenenze, o nell'appartenenza mitica che rimanda a una comunità di qualsiasi genere (religiosa, nazionale ). Già nelle prime fasi dell'infanzia la costruzione identitaria "non si verifica in solitudine, ma in un mare di interazioni" e "l'identità emerge in un duplice movimento relazionale fatto di avvicinamenti e opposizioni, aperture e chiusure, assimilazioni e differenziazioni" (3). |
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| 5. Riconoscimento
Nella costruzione dell'identità la dimensione dialogica è molto importante: gli individui negoziano continuamente la loro identità attraverso il dialogo e la relazione con le altre persone al punto tale che spesso è il riconoscimento a formarli (Taylor, 1998). La necessità di avere uguali diritti e pari dignità e contemporaneamente di essere riconosciuti come irripetibili e unici, è tanto più sentita da chi migra e ha bisogno di ridefinirsi a livello individuale e collettivo in un contesto culturale che non gli è proprio. Solo soggetti riconosciuti come tali, e non neutralizzati da uno sguardo sociale che passa attraverso di loro come se fossero trasparenti, possono avere la forza, la capacità, il desiderio, la fiducia per entrare in relazione con la cultura estranea che li ospita, arrivando fino a mettere tra parentesi quella di origine (Bauman). |
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| (1) - Jabbar A., Confine e identità migranti, in "Ecole", n. 60, Maggio 1995. (2) - Devereux G., Saggi di etnopsichiatria generale, Armando, Roma, 1978. (3) - Ferraris A., La costruzione dell'identità, in "Psicologia contemporanea", n. 157, Gennaio - Febbraio 2000. |
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