Parte 1 - Capitolo 2 - Punto 2.1
Un fenomeno complesso

1. Da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione
In pochi decenni, a partire dalla metà degli anni Settanta, l'Italia si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione, senza quasi rendersene conto e senza essersi preparata a governare la nuova situazione, né dal punto di vista istituzionale, né a livello sociale e culturale.
Il 1973 rappresenta l'anno di passaggio per l'Italia: per la prima volta si registra un saldo migratorio attivo dopo cento anni di emigrazioni. Da quel momento in poi, per il nostro come per gli altri Paesi dell'Europa meridionale, le fasi del fenomeno migratorio si sono verificate ad un ritmo molto superiore di quanto non sia avvenuto nei Paesi di più antica e lenta immigrazione (1).
Contemporaneamente è rimasta a lungo nel senso comune l'idea dell'Italia Paese di emigranti, gravato quindi da problemi economici e sociali e senza risorse da offrire o da condividere.
Quest'idea ha contribuito a costruire l'immagine di una immigrazione miserabile (nonostante la maggior parte dei migranti provenga da situazioni economiche che nel Paese di origine erano medio - alte relativamente al resto della popolazione) e superflua, da aiutare o da respingere a seconda degli stati d'animo, dei fatti di cronaca o delle convenienze politiche.

2. Una tardiva presa di coscienza
La rappresentazione sociale degli immigrati in Italia è legata alla tardiva presa di coscienza del fenomeno e al rifiuto di integrarlo concettualmente e concretamente nella realtà sociale.
Di fronte all'immigrazione il nostro Paese non solo ha reagito, dopo una prima fase di indifferenza, in modo negativo ed escludente, ma ha rovesciato sugli stranieri la propria incapacità di affrontare la situazione e, a partire dalla metà degli anni '80, ha cominciato a considerare i processi migratori in termini di "emergenza" e di "problema".

3. L'ansia di quantificare
Inizialmente il dibattito sull'immigrazione si concentra sui dati quantitativi: sono soprattutto i demografi i protagonisti degli studi di questo fenomeno tanto eterogeneo quanto sfuggente che, proprio per queste caratteristiche, crea sconcerto e allarme sociale.
"L'ansia di quantificare è essa stessa una manifestazione dell'impreparazione istituzionale a governare e regolare un fenomeno, che viene letto e affrontato quasi sempre in termini di emergenza, come una ca