| Parte 1 - Capitolo 2 - Punto 2.2 | |
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La
sindrome da assedio
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1. Dalla negazione alla drammatizzazione Dalla indifferenza e negazione del fenomeno che caratterizza il periodo compreso tra i primi anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, si passa alla sua drammatizzazione: nonostante i dati testimonino che il flusso migratorio in Italia sia ridotto rispetto ai Paesi dell'Europa centro - settentrionale, gli immigrati cominciano ad essere visti come un'orda incontrollabile e non tarda a diffondersi la "sindrome da assedio". La dimensione quantitativa dell'immigrazione (l'incidenza sulla popolazione italiana al 31/12/2000 è del 3,9%) (1), non può da sola spiegare tale preoccupazione: se gli immigrati siano percepiti come troppi o pochi, è una questione relativa agli assetti della società ospitante, alla sua disponibilità all'apertura, alla sua capacità di sapere governare e gestire il fenomeno e , in definitiva, alla sua volontà di integrazione. |
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2. Paura dell'invasione La paura dell'invasione non trova dunque un fondamento a livello scientifico, tuttavia è socialmente vera perché radicata nella società come opinione del senso comune, cioè come cosa pensata da tutti. Al processo di trasformazione di voci e credenze in verità socialmente oggettive, contribuiscono sia il clima denso di emotività che caratterizza lo scenario italiano, oscillante tra accoglienza umanitaria e reazioni difensive, che l'informazione mediale a più livelli. |
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3. Il ruolo dei media Dal Lago definisce i mezzi di comunicazione di massa come "imprenditori morali" estremamente efficaci, "capaci non solo di comunicare istantaneamente la paura a un numero enorme di persone, ma anche di alimentarla e in alcuni casi di crearla" (2). L'esagerazione delle cifre è messa periodicamente al servizio di campagne di opinione, condotte da mezzi di informazione, ma anche da partiti politici e da rappresentanti delle istituzioni, che agitano il tema dell'invasione dell'Italia da parte di masse di diseredati pericolosi per l'identità e le risorse della nazione. |
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4. Immigrato nemico pubblico Vengono prodotte immagini degli stranieri negative o comunque infondate, sia in termini quantitativi che qualitativi: ne è emblema il proporre in modo martellante il binomio immigrati - criminali, immigrati - insicurezza, immigrati - degrado urbano, nonché l'insistenza nella costruzione di emergenze. I migranti diventano il "nemico pubblico ideale per ogni tipo di rivendicazione di identità nazionale, locale o settoriale. Per il patriottismo urbano o di quartiere sono criminali che minacciano la sicurezza della vita quotidiana. Per il patriottismo regionale o cantonale, alieni che intorbidano la purezza etnica. Per quello nazionale, stranieri che minano la compattezza della società. Per il patriottismo di classe, "parassiti" o "abusivi" che sottraggono alla classe operaia le suo conquiste" (3). Il migrante è quindi un nemico simbolico e funzionale ad ogni categoria che vuole consolidare e difendere i propri confini. |
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| (1) - Rapporto Caritas, 2000 (2) - Dal Lago, Non - persone, Feltrinelli, Milano, 1999, p. 65. (3) - Dal Lago, Non - persone, cit., p. 11. |
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