| Parte 1 - Capitolo 2 - Punto 2.3 | |
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Categorie
e rappresentazioni
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1. Costruire stereotipi L'impreparazione istituzionale unitamente al clima di tensione emotiva e di generale disinformazione, hanno creato un terreno fertile per la costruzione e la divulgazione di stereotipi, di immagini cioè distorte e semplificate della realtà, che possano dare una risposta alle preoccupazioni radicate nel senso comune. Mentre si parla di "fenomeno immigrazione" in termini di problema sociale, di patologia da affrontare ed eventualmente eliminare con azioni forti, si diffondono le immagini negative degli stranieri, costruite sulle minoranze visibili e marginali. |
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2. sulla marginalità "E' sugli stranieri più marginali e dunque più visibili che si forma l'immagine sociale degli immigrati, in un perverso intreccio fra la debolezza o l'inefficacia delle politiche di accoglienza e di inserimento sociale, la discriminazione, l'emarginazione e dunque la visibilità dello straniero, infine la costruzione di stereotipi negativi. Stereotipi e pregiudizi si modellano e si rafforzano sulla base di una percezione sociale selettiva che registra solo le condizioni di emarginazione, la precarietà o la privazione del lavoro o dell'alloggio, certe attività "di strada" ( ) : tutti aspetti reali della condizione di vita di una fascia di migranti, che però rappresentano solo l'aspetto più visibile dell'immigrazione" (1). |
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3. Perché categorizzare? Ogni categorizzazione è il tentativo, spesso maldestro, di dare un nome e appropriarsi simbolicamente di una realtà difficile da comprendere. I processi di costruzione di stereotipi sono indizio di una percezione totalizzante dell'altro e della volontà di semplificare illusoriamente una complessità che non si riesce a decifrare e che appare indistinta, sfuggente ed inquietante. Le origini culturali degli stranieri risultano più significative per la società ospitante che non per i migranti stessi: vengono usate per dare un volto a qualcosa di "diverso", per capire chi ci sta di fronte ed, eventualmente, entrare in relazione. Così nascono le categorie: il Marocchino, l'Arabo, il Musulmano, l'Albanese. |
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4. Perché rappresentare? Spesso si rappresentano gli altri, senza lo sforzo di capire come essi siano veramente, cioè individui passibili di continue modificazioni identitarie, ma creando un'immagine stabile di loro, "un'immagine congruente con quella rappresentazione di noi stessi e della relazione che rende l'identità sostenibile per noi" (2). Termini come "marocchini", "extracomunitari", "irregolari", "clandestini", escogitati dalla cosiddetta società di accoglienza, stanno genericamente ad indicare chi è estraneo rispetto al contesto sociale e non legittimato a vivere sul territorio nazionale; queste parole rappresentano i migranti come massa indistinta di persone povere in cerca di lavoro, di rifugio e di una nuova esistenza, naturalmente miserabili, minacciosi e spesso disponibili al crimine. Risulta inoltre evidente come prima ancora di essere discriminati nei fatti, i migranti siano discriminati proprio dal linguaggio che la nostra società utilizza per parlare di loro. |
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| (1) - Rivera in L'imbroglio etnico, Dedalo, Bari, 2001, pp. 208-209. (2) - Melucci, Culture in gioco, Il Saggiatore, Milano, 2000. |
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