| Parte 1 - Capitolo 2 - Punto 2.4 | |
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Persone
e no
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1. Essere clandestino La parola "clandestino" ha acquistato una valenza particolare: la clandestinità pare essere una caratteristica naturale dei migranti, ancora prima che entrino nel paese ospitante, così come naturale sembra essere in loro la propensione a vivere di espedienti, di attività marginali, se non addirittura delinquenziali. In realtà un numero enorme di migranti viene "clandestinizzato" nell'immagine che la società costruisce nei loro confronti: si tratta di coloro che perdono la condizione di regolarità nel nostro paese ed essendo "illegali", vengono facilmente etichettati come criminali. |
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2. Persone e no Gli stranieri socialmente esclusi o giuridicamente illegittimi rappresentano le categorie più facilmente trattabili come non - persone, come individui che "sono vivi, conducono un'esistenza più o meno analoga a quella dei nazionali (gli italiani che li circondano), ma sono passibili di uscire contro la loro volontà dalla condizione di persone" (1). Sono socialmente invisibili, "non sono quello che noi siamo", restano privi di status e di diritti di cittadinanza, o godono di diritti differenziati e in questa condizione sono suscettibili di essere letteralmente neutralizzati. |
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3. Un uomo invisibile "Io sono un uomo invisibile. No, non sono uno spettro, come quelli che ossessionavano Edgar Allan Poe; e non sono neppure uno di quegli ectoplasmi dei film di Hollywood. Sono un uomo che ha consistenza, di carne e di ossa, fibre ed umori, e si può persin dire che possegga un cervello. Sono invisibile semplicemente perché la gente si rifiuta di vedermi: capito? Come le teste prive di corpo che qualche volta si vedono nei baracconi da fiera, io mi trovo come circondato da specchi deformanti di durissimo vetro. Quando gli altri si avvicinano, vedono solo quello che mi sta intorno, o se stessi, o delle invenzioni della loro fantasia, ogni e qualsiasi cosa, insomma, tranne me" (2). |
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4. "Tu sei il tuo lavoro" Gli stereotipi diffusi e presenti nel linguaggio comune, ma anche in quello mediatico e istituzionale, sembrano ignorare gli stranieri impiegati in quei settori dell'economia italiana che ormai non potrebbero sopravvivere senza il loro apporto. Questi individui risultano doppiamente invisibili, perché oltre a non essere menzionati dall'opinione pubblica o dai media come devianti, scompaiono come persone nel momento in cui esistono solo per il lavoro che svolgono. Spesso sono gli stessi individui "clandestinizzati" che vengono assorbiti dal mercato del lavoro e sfruttati proprio per la loro condizione di precarietà. L'essere non - persona, giuridicamente illegale e socialmente invisibile, diventa nella società di "accoglienza" un vantaggio per l'economia informale. In questo caso il migrante viene tollerato come ospite, sempre che accetti la disciplina che gli si impone senza contestare la propria subordinazione. "Come ospite più o meno tollerato, un migrante offre degli evidenti vantaggi di tipo economico (in quanto lavoratore sottopagato o in nero che difficilmente rivendicherà i propri diritti) e anche sociale, in quanto attore che farà di tutto per non disturbare e quindi per non essere espulso, per non ricadere così nella categoria del nemico pubblico" (3). |
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| (1) - Dal Lago A., Non - persone, Feltrinelli, Milano, 1999, p. 207. (2) - Ellison R., Uomo invisibile, Einaudi, Torino, 1993 (3) - Dal Lago A., Non - persone, cit., p. 48. |
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