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I brevi accenni fatti alle diverse interpretazioni teorico-pratiche
dell'integrazione ci inducono a riprendere un termine utile per una
maggiore definizione delle modalità di trasformazione sociale
e delle conseguenti pratiche di convivenza possibili, l'interazione.
Secondo Berger e Luckmann
"La più importante esperienza degli altri ha luogo nella
situazione in cui ci si trova faccia a faccia, che costituisce il prototipo
dell'interazione sociale. Tutti gli altri casi sono derivazioni di questo".
Per interazione sociale si
intende il processo attraverso il quale le persone si influenzano reciprocamente
tramite il mutuo scambio di pensieri, sentimenti e reazioni (1).
L'interazione, intesa quindi
come mutuo scambio e reciprocità può rendere possibile
il processo di integrazione, se, come abbiamo visto nei capitoli precedenti,
creiamo le condizioni perché essa si possa realmente "praticare".
Nel primo capitolo abbiamo cercato di capire il punto di vista di chi
migra, la sua soggettività di individuo, nel secondo ci siamo
"auto-osservati" come società di "accoglienza".
Ci sembra a questo punto di poter riprendere quanto lì esplicitato
per ricomporre quello che dovrebbe essere il contesto sociale complessivo,
fatto appunto di nativi e di migranti.
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Riprendiamo a questo proposito
alcuni concetti:
La mediazione, la negoziazione
e l'intercultura.
Per mediazione intendiamo una modalità
comunicativa e relazionale che investe trasversalmente tutti gli ambiti
di vita, sia in un senso di riflessione individuale che come approccio
all'altro. La mediazione, opposta tanto al rifiuto quanto all'assimilazione,
presuppone quindi l'accettazione del diverso da sé.
Inoltre, la mediazione non è da intendersi solo rivolta all'individuo,
al contrario A. Jabbar parla di mediazione socioculturale, evidenziando
come nel rapporto con l'altro determinante sia la considerazione, oltre
che dell'identità dell'individuo, della sua condizione sociale
in quanto appartenente ad una data cultura. In una situazione di interazione,
così come qui viene intesa, la mediazione diventa una modalità
comunicativa, una pratica sociale che si attua attraverso un processo
di continua ri- negoziazione del proprio vissuto e delle proprie chiavi
di lettura della società.
Così, la creazione di un'integrazione che non sia assimilazione
deve passare per la ricerca di autenticità dei singoli individui
(intesi sia come nativi che come migranti):
i soggetti prendono le distanze dai loro universi culturali di riferimento
e, attraverso un continuo processo di negoziazione, li ricompongono
in maniera nuova.
La mediazione e la negoziazione sembrano strumenti indispensabili per
innescare un processo di integrazione sociale, ovviamente però
essi riguardano la sfera dell'interazione, della reciprocità
e non sono sufficienti a garantire la pienezza di questo processo. Al
contempo la società di accoglienza deve creare le condizioni
per una convivenza anche formalmente egualitaria attraverso l'attribuzione
di diritti civili, sociali e politici.
In questo senso parliamo di uguaglianza emancipativa (2)
, ovvero di riconoscimento del valore dell'individuo e dei suoi diritti
fondamentali. Date queste condizioni la mediazione interculturale diventa
il processo evolutivo fondante la nuova società.
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(1) - Nuovo Dizionario di Sociologia, F. Demarchi, A. Ellena (a cura
di), Edizioni Paoline
(2) - Animazione sociale, Ottobre 2000, contributo di A. Jabbar.
(3) - Cfr. al riguado S. Sassen, Globalizzati e scontenti, Il Saggiatore,
Milano, 2002 e U. Allegretti, Diritti e Stato nella mondializzazione,
Città Aperta Edizioni, Enna, 2002. |