Parte 1 - Capitolo 3 - Punto 3.7

Interazione e mediazione: un'idea interattiva


I brevi accenni fatti alle diverse interpretazioni teorico-pratiche dell'integrazione ci inducono a riprendere un termine utile per una maggiore definizione delle modalità di trasformazione sociale e delle conseguenti pratiche di convivenza possibili, l'interazione.

Secondo Berger e Luckmann "La più importante esperienza degli altri ha luogo nella situazione in cui ci si trova faccia a faccia, che costituisce il prototipo dell'interazione sociale. Tutti gli altri casi sono derivazioni di questo".

Per interazione sociale si intende il processo attraverso il quale le persone si influenzano reciprocamente tramite il mutuo scambio di pensieri, sentimenti e reazioni (1).

L'interazione, intesa quindi come mutuo scambio e reciprocità può rendere possibile il processo di integrazione, se, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, creiamo le condizioni perché essa si possa realmente "praticare". Nel primo capitolo abbiamo cercato di capire il punto di vista di chi migra, la sua soggettività di individuo, nel secondo ci siamo "auto-osservati" come società di "accoglienza".
Ci sembra a questo punto di poter riprendere quanto lì esplicitato per ricomporre quello che dovrebbe essere il contesto sociale complessivo, fatto appunto di nativi e di migranti.


Riprendiamo a questo proposito alcuni concetti:

La mediazione, la negoziazione e l'intercultura.

Per mediazione intendiamo una modalità comunicativa e relazionale che investe trasversalmente tutti gli ambiti di vita, sia in un senso di riflessione individuale che come approccio all'altro. La mediazione, opposta tanto al rifiuto quanto all'assimilazione, presuppone quindi l'accettazione del diverso da sé.
Inoltre, la mediazione non è da intendersi solo rivolta all'individuo, al contrario A. Jabbar parla di mediazione socioculturale, evidenziando come nel rapporto con l'altro determinante sia la considerazione, oltre che dell'identità dell'individuo, della sua condizione sociale in quanto appartenente ad una data cultura. In una situazione di interazione, così come qui viene intesa, la mediazione diventa una modalità comunicativa, una pratica sociale che si attua attraverso un processo di continua ri- negoziazione del proprio vissuto e delle proprie chiavi di lettura della società.
Così, la creazione di un'integrazione che non sia assimilazione deve passare per la ricerca di autenticità dei singoli individui (intesi sia come nativi che come migranti):
i soggetti prendono le distanze dai loro universi culturali di riferimento e, attraverso un continuo processo di negoziazione, li ricompongono in maniera nuova.
La mediazione e la negoziazione sembrano strumenti indispensabili per innescare un processo di integrazione sociale, ovviamente però essi riguardano la sfera dell'interazione, della reciprocità e non sono sufficienti a garantire la pienezza di questo processo. Al contempo la società di accoglienza deve creare le condizioni per una convivenza anche formalmente egualitaria attraverso l'attribuzione di diritti civili, sociali e politici.
In questo senso parliamo di uguaglianza emancipativa (2) , ovvero di riconoscimento del valore dell'individuo e dei suoi diritti fondamentali. Date queste condizioni la mediazione interculturale diventa il processo evolutivo fondante la nuova società.


L'incontro interculturale è un rapporto dinamico fra entità che si donano mutualmente senso.

Ritorniamo in questo modo all'assunto iniziale, l'esigenza di emancipazione individuale espressa attraverso la scelta di migrare evidenzia un bisogno di ridefinizione delle regole societarie e delle modalità di sviluppo. Non occorre qui rifarsi alla discussione sull'evoluzione neoliberista assunta dalla globalizzazione economica (3) ma certamente sappiamo che quello è il contesto di riferimento.


(1)
- Nuovo Dizionario di Sociologia, F. Demarchi, A. Ellena (a cura di), Edizioni Paoline
(2)
- Animazione sociale, Ottobre 2000, contributo di A. Jabbar.
(3)
- Cfr. al riguado S. Sassen, Globalizzati e scontenti, Il Saggiatore, Milano, 2002 e U. Allegretti, Diritti e Stato nella mondializzazione, Città Aperta Edizioni, Enna, 2002.