Parte 2 - Capitolo 5 - Punto 5.2

"Misurare" l'"integrazione" degli immigrati
 
Le difficoltà aumentano ancora, nel caso l'obiettivo sia quello di misurare "qualcosa che non ha misura".
Se fino ad ora abbiamo visto le difficoltà che esistono nel rilevare le migrazioni da un punto di vista quantitativo (è già un problema contare il numero delle persone immigrate nel nostro Paese), ancora più arduo risulta il tentativo di misurare qualcosa che non è possibile definire, che quindi non può avere scala di misura, anche solo qualitativa, come, nel nostro caso, l'"integrazione".

Abbiamo già visto nei capitoli precedenti la complessità del processo, i diversi approcci allo studio del fenomeno e la nostra analisi a riguardo: in questo capitolo continuiamo ad utilizzare il termine "integrazione", in riferimento ai modelli esistenti, elaborati proprio nel tentativo di "misurare l'integrazione".

Valutato, quindi, che si tratta di:
> un processo qualitativo non definibile attraverso caratteristiche standard: il livello di integrazione degli immigrati (così come quello di chiunque altro) non è misurabile o quantificabile, data l'assenza di "definizioni" che identifichino l'integrazione;
> un fenomeno pluridimensionale: oltre all'aspetto quantitativo, utile alla misura del numero di persone immigrate presenti, della loro provenienza, etc., sono coinvolti altri aspetti di tipo qualitativo, come il lato economico, il lato sociale e politico, quello culturale e quello giuridico;
vedremo che i modelli elaborati per studiare l'integrazione si basano, in linea generale, su alcune misure che esprimono il grado di partecipazione dei nuovi arrivati alla vita del Paese di accoglimento.
L'obiettivo che accomuna le diverse applicazioni è quello di una misura che comprenda più lati possibili della vita degli immigrati, nel tentativo di approfondire i diversi aspetti: economico, sociale e culturale.