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Parte 3 - Capitolo 6 - Punto 6.4 |
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Ancora
più giù
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Procedendo nel nostro percorso incontriamo lo sforzo, da parte di alcuni autori, di "fermare", in una sorta di campionario delle attività, le buone prassi interculturali che i diversi soggetti (pubblici, del privato sociale) hanno messo in campo in questi ultimi anni. Una ricognizione a larga scala e trasversale rispetto alle aree tematiche è stata condotta da CERFE, 2000 - "le condizioni di base per l'integrazione nell'approccio dell'Unione Europea - mentre per le singole sezioni vengono riportati gli autori). Proviamo perciò a passarli in rassegna, con l'avvertenza che: |
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| a. rappresentano
l'esistente b. descrivono esperienze locali c. non sono organizzati gerarchicamente |
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| Avvertenza:
questa veloce e approssimativa rassegna viene proposta quindi articolata per settori, e tiene conto, articolandoli tematicamente, dei passaggi precedenti. Ciascuno, come abbiamo già ripetuto, potrà sbizzarrirsi utilizzando questo materiale come base (ingrediente) ed aggiungere argomenti, rimescolare stabilendo priorità, togliere doppioni o aspetti ritenuti inapplicabili, in una parola cucinare, personalizzando relativamente alla lettura del proprio contesto, cioè ai propri gusti. |
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1. I diritti 2. Il lavoro 3. La casa 4. La salute 5. La scuola 6. Le relazioni 7. Giustizia, devianza |
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| 1. I diritti | |
| nuclei
problematici: > legami fra diritti politici e cittadinanza e/o residenza > diritto all'elettorato attivo e passivo |
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| buone
prassi interculturali: > consulenza legale > promozione dell'associazionismo immigrato (e di networks interassociativi), rete con l'associazionismo locale > rappresentanza: partecipazione al voto, consulte |
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| 2.
Il lavoro (Ambrosini, 2000 e 2001, Minardi e Zingaretti, 2000)
buone prassi interculturali: > promozione professionalità, formazione professionale > sindacalizzazione, promozione diritti > sostegno imprenditorialità autonoma > accesso al settore pubblico > incentivi per l'assunzione di immigrati > momenti di counseling sull'uso e conoscenza dei servizi |
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| 3.
La casa (Granata, 2001) a. nuclei problematici: tipologie dell'abitare, valore dell'abitare, la casa come confine e come identità b. settori di ricerca: differenti modi di abitare (qui e là, comprese le situazioni di emergenza), percezione sociale (la svalutazione degli immobili legata alla presenza di immigrati) c. buone prassi interculturali: > accesso al mercato immobiliare pubblico (alloggi da assegnare a fasce deboli, con funzione antispeculativa e di mutualità) > accesso al mercato immobiliare privato (fondi di garanzia, accesso al credito, cofinanziamento per l'offerta di case in locazione calmierata) > contratti di quartiere > mediazione di vicinato > vincoli al datore di lavoro per il reperimento di alloggi (con attenzione a forme di "doppio controllo" -lavoro+casa- e alla creazione di dormitori presso i luoghi di lavoro) > attenzione alla creazione di "ghetti" |
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| 4.
La salute (Pasini, 2001) a. nuclei problematici : idea di salute, di nascita, di età evolutiva, di malattia, ruoli maschile e femminile nella cura - problema delle mutilazioni sessuali, v. Fortunati, dispense master - idea di prevenzione e prassi conseguenti, rapporto medicina - religione b. settori di ricerca: soluzioni organizzative per la tutela della salute nelle società di appartenenza, alimentazione e rapporto alimentazione-salute c. buone prassi interculturali: > interventi di mediazione ne servizi/reparti > utilizzo di tecniche della medicina tradizionale > coinvolgimento della rete degli attori non istituzionali |
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| 5.
La scuola (Besozzi, 2000; Favaro, 2000) a. nuclei problematici: diverse idee di infanzia, concezioni dell'autorità, del maschile e del femminile, dei rapporti tra i sessi, valori di riferimento, stili educativi, religione e pratica religiosa (un esempio: nel corso di una ricerca esplorativa sulla presenza indiana in provincia di Cremona, alla voce "scuole" sono emersi, da una osservazione partecipata, i seguenti nuclei problematici: > idea di autorità (forte in famiglia, debole a scuole); rapporto con la cultura d'origine; ruoli maschile e femminile; separatezza degli ambienti (pubblici e privati); mimetismo culturale; isolamento extrascolastico. È evidente che non sono problemi che la scuola da sola può risolvere; è altrettanto evidente che le buone prassi interculturali poste in essere dentro la scuola rischiano di venire vanificate in assenza di reti esterne) |
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| b. settori di ricerca: gli alunni e i loro percorsi di vita (scelte scolastiche e lavorative, bisogni di appartenenza, costruzione dell'identità), gli insegnanti (motivazioni, atteggiamenti, competenze e bisogni di formazione), le iniziative di educazione interculturale e il riadattamento dei programmi in chiave interculturale (contenuti, modalità, impatto sui processi di apprendimento, socializzazione, esiti), la regolarità o il ritardo scolastico, lo svolgimento di attività di formazione continua per gli insegnanti (magari con la partecipazione di soggetti esterni alla scuola), coinvolgimento delle famiglie e delle culture d'origine | |
| c. buone prassi interculturali: | |
| premessa Favaro propone uno schema relativo ai modelli d'inserimento di bambini e bambine immigrate nella scuola, che ci sembra non inutile riportare: > scuole o classi separate > inserimento senza alcun sostegno (modello "sink or swim", annega o affoga) > ricorso a risorse esterne alla scuola (volontari, mediatori) > ricorso a risorse interne scuole o classi sperimentali altri spunti di riflessione ci vengono
da una ricerca svolta a Bolzano. Sulle modalità di inserimento
attuati in quella provincia: in provincia di Cremona una ricerca ISMU-Provincia vede la crescita, dopo cinque anni dalla prima indagine, di interventi che coinvolgono almeno l'interclasse, se non l'intera scuola, e non più la singola classe, l'utilizzo del lavoro per progetti sperimentali, l'inserimento di figure specifiche (mediatori), l'attivazione di laboratori linguistici ed espressivi; in una parola, la presenza di minori immigrati sta producendo cambiamento. Per contro, molto scarsa è la partecipazione a corsi di aggiornamento da parte dei docenti. |
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riconoscimento titoli di studio > sostegno lingua d'origine > alfabetizzazione adulti > interventi extrascolastici > attenzione ad evitare "classi ghetto" (quota di immigrati per classe) > insegnamento e divulgazione culture minoritarie > sostegno per superare divari linguistici/culturali/competenze > formazione professionale (v. anche "lavoro") > curricula e materiale didattico strutturato tenendo conto della prospettiva della minoranza-immigranti > diritto di frequentare l'istituto scolastico più vicino al proprio domicilio |
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6. Le
relazioni |
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| a. nuclei problematici: gap generazionale (padri-figli) e gap culturale, ruolo dei giovani (mediatori con un sovraccarico di mediazione?), dei linguaggi giovanili, mutualità interna ai gruppi nazionali, famiglia e ruoli famigliari (compresa la costruzione della famiglia: matrimoni endogeni, combinati o esogeni) | |
| b. settori di ricerca: leadership interna ai gruppi nazionali, modalità di utilizzo degli spazi pubblici, vita religiosa (v. anche "scuola"), uso diretto o "mediato" dei servizi e delle città | |
| c. buone
prassi interculturali: > rinforzo legàmi con il proprio paese (cooperazione decentrata, corsi lingua - v."scuola", feste, cucina, incontri) > rinforzo relazioni affettive (azioni per i ricongiungimenti) > relazioni di vicinato (v. anche "casa") > azioni volte a favorire i ricongiungimenti > valorizzazione del ruolo delle donne > messa a disposizione di spazi pubblici |
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| 7.
Giustizia, devianza (Perocco, 2000; Taliani, 2001) a. nuclei problematici: percezione sociale (immigrazione = criminalità?), inferiorizzazione dello straniero ("dover essere come l'altro"); doppia pena (espulsione e non riammissione) b. settori di ricerca: micro e macro criminalità, minori coinvolti; rispetto all'alcolismo (ma utilizzabile anche per altre manifestazioni): pratiche e culture del bere, relazione tra pratiche e culture migratorie, trasformazioni del divieto religioso di bere; fattori oggettivi e soggettivi c. buone prassi interculturali: > inserimenti e reinserimenti sociali > realizzazione di ricerche, e loro divulgazione, sul rapporto criminalità/immigrazione > rispetto delle tradizioni religiose dei detenuti > monitoraggio forme di discriminazione |
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