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1. Alla fine di questo master e di questo lavoro ci auspichiamo
che cresca la consapevolezza della necessità, per tutti coloro
che sul tema delle migrazioni intendono spendersi in una prospettiva
di interazione, di meticciato, di trasformazione sociale, agire su piani
diversi, verificando continuamente bontà ed efficacia del proprio
agire e misurandone la validità su noi e su loro,
sul proprio operato e sulla cultura che permea l'organizzazione di appartenenza.
2. Parafrasando Ignacio Ramonet, che commenta l'evento dell'11
settembre 2001, potremmo dire che occorre agire su almeno tre livelli:
materiale, simbolico e mediatico. Il primo perché ha a che fare
con le condizioni concrete di esistenza, il secondo c'entra con il senso
di cui sono permeate le relazioni, e infine il terzo, che riguarda la
capacità di comunicare (per esempio, la riuscita delle buone
prassi interculturali).
3. Non abbiamo cercato di elencare tutto ciò che avrebbe
potuto costituire l'attrezzatura indispensabile a ciascun operatore,
o la cultura organizzativa di ogni servizio o settore; abbiamo provato
a capire come ci si colloca rispetto alla problematicità dei
temi di cui gli immigrati sono portatori, e come ci si può organizzare
per trovare risposte adeguate, sapendo in partenza che non saranno risposte
veloci, né semplici, né indolori.
4. Come dicevamo nell'introduzione, più che ad una ricetta
ci siamo forse avvicinati ad una lista di ingredienti di base, a cui
altri potranno aggiungerne; forse ad una pista, appena tracciata che
partendo dalle definizioni iniziali è proseguita sino ad avvicinarsi
alle storie, ai problemi, alle ricchezze con cui sono fatte le relazioni.
Perché il cammino, migrante, si fa camminando.
E, aggiungeremmo, domandando.
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