Introduzione - B
I processi migratori: diversi punti di vista
 
1. Approccio macro
> scuola marxista
> demografia
> ipotesi push-pull
> critiche all'approccio macro
> critiche all'approccio push-pull
2. Approccio micro
3. Prospettive di rete
4. Oltre le reti: un approccio micro-macro
 
1. Approccio macro
Scuola marxista
Il fenomeno migratorio viene ricondotto in definitiva al capitalismo che inevitabilmente genera disuguaglianza sociale. L'ideologia del razzismo spiega l'inferiorità e la subordinazione di popolazioni.
Le migrazioni sono una conseguenza o una derivazione dei complessi rapporti economici e sociali: globalizzazione delle transazioni economiche, finanziarie e culturali, rapporti politici, coloniali, economici che legano paesi di provenienza e paesi di destinazione, facendo riferimento al sistema - mondo.
(Wallerstein, 1979; Balibar, Wallerstein, 1996)

Fino agli anni settanta la maggior parte degli studi anglosassoni sull'immigrazione erano collegati allo studio del colonialismo.
(Banton, 1967).

Diversi sono gli autori che spiegano le migrazioni contemporanee alla luce della forma attuale di divisione internazionale del lavoro e quindi sulla base della forma odierna del processo di globalizzazione, quale carattere naturale e strutturale del capitalismo.
(Basso, Perocco, 2000; Chesnais 1996 e 1997; Amin 1996; Potts 1990)
Demografia
Anche la demografia ha un approccio macro che ha un impatto significativo negli studi sui processi migratori negli anni ottanta e novanta in Italia.
(Golini; Livi Bacci; Natale)
 
Ipotesi push-pull
Teoria dei costi e benefici: riguarda il modo in cui l'immigrazione si inserisce nel mercato e quali tipi di equilibri riesce a creare.
L'immigrazione è un fenomeno originato da dirompenti fattori di spinta (push), contrapposti a fattori di attrazione (pull).
Il lavoro degli immigrati è visto come complementare al lavoro degli autoctoni, nella differenziazione tra settore specializzato e generico, favorendo i processi di inclusione nelle aree sviluppate, ristabilendo il rapporto domanda e offerta.
(Barbagli, 1998)

Più di recente, N. Harris ha riproposto l'approccio push-pull, ipotizzando che ad indurre il movimento migratorio non sia soltanto lo sviluppo dei Paesi di immigrazione (domanda di lavoro), ma anche lo sviluppo (non la povertà) dei Paesi di emigrazione, sicchè più Paesi arretrati si sviluppano, più emigrati producono. L'intensificazione dei flussi migratori è perciò da considerare positivamente, come un indice di buona salute complessiva dell'economia mondiale.
(Harris, 2000)
 
Critiche all'approccio macro
> visione ipersocializzata dei processi migratori, dove gli individui finiscono per essere considerati delle pedine, mosse da forze sovrastanti, non spiegano come mai solo alcuni partano e perché scelgano particolari destinazioni.
(Ambrosini, 1999)
> vengono sottovalutati gli apporti positivi dell'immigrazione, a partire da quelli economici, quanto l'autonomia e la progettualità dei migranti.
(Ambrosini, 1999)
 
Critiche all'approccio push and pull
>
staticità e limitata capacità di prevedere le origini e le trasformazioni dei flussi
>
enfasi sui movimenti di popolazione come risultato di calcoli razionali effettuati da attori individuali
(Boyd, 1989)
>
un'interpretazione basata sul primato dei fattori di spinta non spiega come mai le migrazioni non provengano prevalentemente dai paesi più poveri dell'Africa e dalla aree più povere di quei paesi
>
fattori strutturali quali l'esplosione demografica o il degrado economico sono soltanto elementi che possono contribuire alla maturazione della scelta migratoria. Decisiva è la scelta soggettiva (individuale o di gruppo) e la concreta possibilità a metterla in atto.
(Palidda, Reyneri, 1995)
>
teoria ispirata ai paradigmi di matrici funzionalista o strutturalista che hanno orientato la lettura del fenomeno migratorio nei mercati del lavoro occidentali fino agli anni '80: non si tratta più infatti di arrivi contigentati e strettamente regolati dai fabbisogni di manodopera delle società riceventi, bensì in larga misura di flussi spontanei, deregolati, apparentemente slegati da richieste esplicite delle economie avanzate, eppure capaci di inserirsi in esse.
(Sivini, 2000)
 
2. Approccio micro
Migranti come attori individuali, che scelgono razionalmente, in base ad un calcolo dei costi e benefici.
(Borjas, 1990)
"Quando parliamo di migrazioni dobbiamo essere consapevoli che esse non sono una cosa, ma il risultato di un gran numero di scelte individuali: al pari di qualsiasi fenomeno sociale, sono la somma di innumerevoli storie individuali, decisioni aleatorie, progetti parzialmente consapevoli, traiettorie esistenziali."
(Dal Lago, 1999)
 
3. Prospettiva di rete.
La connessione delle determinanti di carattere micro e
macro-sociale nello studio delle migrazioni.
Una volta iniziati i flussi migratori spesso diventano auto-alimentati, in quanto riflettono l'instaurazione di legami di reti di informazione, assistenza e obbligazione che si sviluppano tra immigrati nella società di destinazione e amici e parenti rimasti nell'area di origine.
Sul piano teorico, adottare una prospettiva di rete significa evitare l'opposizione tra un'interpretazione delle migrazioni in termini iposocializzati, quando ogni azione viene ricondotta a desideri e preferenze individuali, e una visione ipersocializzata, quando gli agenti vengono considerati soggetti passivi, determinati nei loro comportamenti da forze strutturali sovrastanti.
(Pollini, Scidà, 1998; Boyd, 1989)
 
4. Oltre le reti: un approccio micro-macro
> La prospettiva di rete non spiega come i flussi migratori si formano e prendono piede, né approfondisce il ruolo dei pionieri che realizzano i primi insediamenti
(Light, Bhachu, Karageorgis, 1993)
> Tendono a dare per scontate, senza farne oggetto di analisi, condizioni di ingresso e contesti istituzionali che hanno in realtà grande rilievo nel dare un'impronta iniziale dei flussi migratori, condizionandone l'evoluzione successiva
(Portes, 1995)
> Gli approcci network sono utili per interpretare le fasi di consolidamento e maturazione dei flussi, piuttosto che gli inizi
(Ambrosini, 1999)
> Funzionalismo implicito di molte interpretazioni basate sui network. L'attenzione è basata sui legami, ma un'attenzione modesta viene riservata alle differenze tra i tipi di legami, alle loro matrici culturali e religiose, alle tradizioni che veicolano e quindi alla possibilità di spiegare attraverso le diversità tra i network il diverso successo di alcuni gruppi nazionali rispetto ad altri nel favorire l'insediamento dei propri membri e le loro traiettorie professionali.
(Light, Bhachu, Karageorgis, 1993; Portes, 1995)