Premessa
- Zeno e il narghilè -
Luogo: Argine del fiume Oglio
Data: 31 dicembre 2001
Sottotitolo: della voglia di frequentarsi
Protagonisti (presenti). Io, oliver - il mio cane - e un bel buio
Protagonisti (evocati): Zeno e la sua compagnia di sedici - diciottenni

Scena prima.
Silenzio.
Sì, abbiamo un bel da raccontarci, noi, studentioperatorimilitanti, di come è bello l'Altro, il Diverso, quale che sia la diversità che porta.
Possiamo costruire un almanacco di esempi che raccontino di come incontrare l'altro sia più bello, o perlomeno meno faticoso, che cacciarlo;
possiamo spiegare a analizzare il perché del pregiudizio, motivare le migrazioni, ragionare sui diritti;
possiamo costruire teorie sulle nostre responsabilità;
possiamo provare a misurare la nostra capacità, individuale e sociale, di accogliere.
Ma non l'avremo ancora incontrato.
Non ci saremo scambiati la pelle, l'odore.
Non avremo intrecciato le nostre storie in modo tale che sia impossibile riconoscerne l'origine.


Scena seconda.
Di nuovo silenzio.
Stasera Zeno e i suoi amici si ritrovano, dopo lungo peregrinare dal parroco e da due sindaci alla ricerca di un luogo in cui festeggiare l'anno nuovo, dopo aver ricevuto dinieghi da tutti, si ritrovano, insomma, in un magazzino messo a disposizione dal padre di uno dei ragazzi; un altro provvederà all'impianto di riscaldamento, un terzo a tavoli e sedie.
Della compagnia fa parte anche Ibrahim, ex compagno di classe di Zeno (era stato "fermato" un anno perché, nonostante i suoi due anni in più, non sapeva bene l'italiano, ma ricordo che era sua la canzone dello spettacolo di prima elementare).
Ibrahim frequenta le superiori a Cremona, è bene inserito nel gruppo, come tutti gli altri, del resto: un gruppo di pari da manuale.
Per la festa dell'ultimo dell'anno, però, l'idea più forte è la sua: portare un narghilè e farlo provare a tutti. Inutile dire l'entusiasmo di Zeno e gli altri, che per giorni non fanno altro che parlare di questo, senza peraltro saperne un gran che.
Arriva il momento, e insieme ai preparativi dell'ultimora, la notizia: niente narghilè, i genitori si sono opposti. Inutile indagare sui motivi, si tratta di un no inappellabile.
La festa poi si svolgerà, e i ragazzi, anche senza narghilè, non combineranno alcun guaio. (Per inciso, il primo dell'anno scriverò una lettera ai due sindaci richiamando la loro attenzione a questi cittadini i cui diritti, la cui stessa età, sembra negata; uno dei due è ancora arrabbiato con me).

Riflessioni a m'argine.
Un episodio di per sé banale, di vita quotidiana. Niente di particolare.
Che probabilmente però racconta di come una storia di relazioni amicali possa aumentare la sua intensità quando l'Altro porta dei doni che hanno a che fare con la cultura del gruppo di riferimento e nel contempo la spostano, la cambiano, al punto che, dopo l'incontro, niente è più come prima.
E' evidente come in questa storia esistessero già delle pre-condizioni favorevoli, come la proposta si sia innestata su un tronco già vivo. Ma appunto, per dirla come i vivaisti o i frutticoltori, ad un certo punto, dopo l'innesto, i frutti del gruppo, i frutti voluti dal gruppo, dal punto di vista di quel gruppo e in quel momento, sono cambiati. Il gruppo, la micro - comunità, ha scelto di incontrarsi, o meglio, ha continuato a farlo aggiungendo qualcosa; nessuno ha tolto alcunché; piuttosto, ciascuno ha aggiunto. E forse è su questa voglia, sulla curiosità di provare del nuovo, su questo "qualcosa in più" che qualche compagnia di adolescenti, qualche gruppo di giovani porta dentro di sé che si potrà realizzare l'incontro.